Ho fatto qualche domandina al caposervizio della pagina culturale del Corriere della Sera Pierluigi Panza sul mondo del giornalismo di oggi e di domani.La trovate sul sito del periodico Orizzonte Universitario:
Fino a questa mattina, rispondere a questa domanda non era difficile: chi è il più grande giornalista italiano? Il primo nome che sarebbe subito piombato in mente sia a coloro che acquistano tre quotidiani al giorno, sia a coloro che non ne sfogliano mezzo, sarebbe stato quello di Enzo Biagi. Adesso la risposta non è più così immediata. Non perchè dietro Biagi ci sia solo ed unicamente feccia. Anche, ma non solo. Bensì perchè Biagi non può essere paragonato con nessun altro giornalista in vita. Ha vissuto le incredibili vicende di un secolo che ha amato molto, ed ha avuto il merito di raccontarle con lo stile di un inconfondibile fuoriclasse. Con lui se ne va un pezzo di storia, un pezzo pregiato di cui molti sentiranno la mancanza. Ha iniziato a scrivere a 17 anni Biagi, erano gli anni Trenta, era tutta un'altra Italia. Ha vissuto da protagonista il periodo buio del fascismo, al quale si è ribellato combattendo da partigiano. Fu proprio lui, il 21 aprile del 1945, ad annunciare alla radio la fine della guerra. Negli anni successivi Enzo Biagi scriverà per le principali testate nazionali e lavorerà in televisione dirigendo, fra l'altro, il Tg1. Il suo talento ed il suo stile gli permetteranno di brillare come nessuno sia con la penna in mano, sia negli schermi degli italiani. I più giovani lo ricordano soprattutto per il suo "fatto", trasmissione che resterà nella storia della nostra televisione. Un patrimonio nazionale Biagi; ha vissuto da protagonista gli eventi chiave del Novecento, basti guardare le foto che lo ritraggono a colloquio con personaggi come Bob Kennedy, la Thatcher, Arafat, Gorbaciov, Spadolini ma anche Dalla Chiesa, Montale, Agnelli, Allen e tanti altri. Un talento ed una storia unica alle spalle che non gli hanno impedito però di essere cacciato dalla Rai come il più insignificante dei redattori. Era il 2002, era l'editto Bulgaro, era Berlusconi, che dopo essersi scontrato, guardacaso, con l'altro maestro del giornalismo, Montanelli, chiede che Biagi sia spedito a casa. E, cosa più vergognosa, la Rai risponde "obbedisco". Dopo 700 puntate Il Fatto chiude per sempre i battenti, con Biagi che innanzi a tale ingiustizia dichiara: "meglio essere cacciati per aver detto qualche verità che accettare compromessi". Tornerà in tv solo nel 2007, stupendo coloro che ormai temevano non vi fosse più spazio per il giornalismo di Biagi in un panorama di tette-culi-pallone non stop. Il resto è storia di questi giorni, di oggi, di questa mattina. Enzo Biagi è morto. E' morto un uomo che Napolitano ha giustamente definito "una voce libera". E' morto un uomo di ispirazione socialista capace però di dichiarare "si può essere a sinistra di tutto, ma non del buon senso". E' morto un uomo che resterà nella storia del giornalismo per come ha saputo interpretare la sua professione. Amandola, innanzitutto: "avremmo fatto questo mestiere anche se non ci avessere pagato, ma per favore, non facciamolo sapere". E' morto un fuoriclasse.
Che sia ben chiaro. Nicolau Mailat, il romeno che la scorsa settimana ha barbaramente ammazzato Giovanna Reggiani, è un criminale schifoso ed ingiustificabile. Non appena appresa la notizia di quanto accaduto a Tor di Quinto, in molti se avessero potuto avrebbero strappato dal petto il cuore del carnefice. A mente fredda, però, è chiaro che Mailat dovrà essere punito diversamente, poichè si tratta un essere umano, pur essendo, permettetemelo, un uomo di merda. Giustissimo gettare la chiave della sua cella, giustissimo rispedire in patria i romeni o, più in generale, gli stranieri seriamente pericolosi per i cittadini italiani, giustissimo varare un pacchetto sicurezza rigoroso. Fin qui tutto corretto. Quello che non è però corretto è lasciarsi offuscare la mente dall'odio generato da quanto accaduto ad una povera donna che poteva essere nostra madre, o nostra sorella, o nostra figlia. L'assassino è un romeno, è un rom, ma questo non significa che ogni suo connazionale sia fatto della stessa, indecorosa, pasta. Va bene, benissimo, cacciare i criminali. Ma il calcio in culo va tirato a chi davvero lo merita. Se un romeno ammazza un italiano, ammazzare un romeno non migliorerà la situazione. Le spedizioni punitive contro dei rom che non hanno nulla a che fare con Mailat rappresentano una folle forma di squadrismo che risponde all'equazione romeno = criminale che rischia di colpire dei poveri stranieri che si spaccano la schiena lavorando dodici ore al giorno per sfamare i figli. E' vero che Mailat non è stato nè l'unico straniero nè l'unico romeno a macchiarsi le mani di sangue. Ma ciò non vuol dire che tutti i romeni che raggiungono l'Italia sono dei criminali. Non dimentichiamoci che a dare l'allarme di quanto accaduto a Tor di Quinto è stata una donna romena. Atto di civiltà che si affianca a quello di umanità compiuto da un immigrato romeno che, donando gli organi della moglie defunta, ha aiutato tre siciliani. Ed è la terza donazione in pochi mesi da parte di romeni, fanno sapere da Palermo. Che i criminali vadano puniti severamente è opinione condivisa dallo stesso governo e dai cittadini romeni. Gli abitanti del villaggio dove nacque Mailat ripudiano il loro connazionale, gli danno della bestia, del bastardo. Affermano di essere solidali con l'Italia e di non voler pagare perchè uno di loro si è macchiato di un delitto terribile. Della stessa opinione è anche l'ex numero uno del mondo di tennis Ilie Nastase, nato a Bucarest, che per punire gli assassini come Mailat, si dichiara favorevole alla pena di morte. Troppo facile allora fare di tutta l'erba un fascio ed incoraggiare la caccia al romeno. Meno semplice ma molto più corretto saper valutare i diversi casi ed intervenire con prontezza e severità qualora ve ne sia motivo. Basta trasformare la rabbia in xenofobia. Chiudo ponendo un quesito. Del caso di Tor di Quinto si è parlato a lungo, perchè è un evento che suscita orrore e clamore. Stessa cosa è accaduto tempo fa per altri omocidi ormai a tutti ben noti, vedi la strage di Erba, vedi l'assassionio di Garlasco. Mi spiegate perchè davanti ai corpi di un'intera famiglia straziati, si è reagito diversamente? O, per fare un triste esempio più facilmente paragonabile all'omicidio di settimana scorsa, mi spiegate che differenza c'è tra l'uccisione di Chiara Poggi e quella di Giovanna Reggiani? Si tratta di due povere donne crudelmente ammazzate. Due donne la cui vita è stata stroncata da un criminale. Due donne con amici e parenti che piangono ancora la loro assurda scomparsa. C'è però una grande differenza: tutti i romeni sono degli sporchi criminali che meriterebbero il cappio, mentre gli italiani no. Perchè?
Dopo il giudice tedesco che alleggerisce la pena ad uno stupratore sardo perchè in Sardegna le donne le trattano sempre come bestie (vedi un paio di post più giù), ecco un'altra notizia a sfondo razzista. "I neri sono meno intelligenti dei bianchi". La sparata non porta la firma di un personaggio pubblico qualunque. Purtroppo la frase è da attribuire a James Watson, americano Premio Nobel per le sue scoperte sulla struttura del Dna. Ovviamente le critiche non sono mancate, anche da parte dei colleghi dello scienziato. La Nobel di casa nostra, Rita Levi Montalcini, si è detta indignata poichè, usando termini scientifici, intelligenza e genetica non c'entrano una mazza. La teoria di Watson non è sostenuta da nessuna dimostrazione scientifica ed è smentita, se ce ne fosse bisogno, da un esempio in carne ed ossa: Aubrey Morrison, professore della Washington University di Saint Louis, considerato uno degli uomini più intelligenti del globo. Il simpatico James ha ricevuto il Nobel 45 anni fa. Evidentemente dopo la premiazione deve aver ecceduto nei festeggiamenti, e gli effetti si sonoi fatti sentire nel corso degli anni. Il padre, ormai nonno, del Dna non è infatti nuovo a "perle di saggezza" di questo tipo. In passato dichiarò che una collega, i cui appunti risultarono fondamentali per le sue scoperte che gli valsero il Nobel, non ottenne il medesimo riconoscimento poichè era brutta. "L'aspetto fisico conta": la scientifica spiegazione di mr. Watson. Ma il Watson-pensiero che merita il gradino più alto del podio è stato concepito dieci anni fa. Lo scienziato affermò che se fosse possibile individuare i geni dell'omosessualità prima della nascita, "molte donne dovrebbero avere il diritto di abortire". In quella occasione la scientificissima spiegazione fu che le madri vogliono diventare nonne. Purtroppo non esiste ancora un test genetico del genere e non è possibile ammazzarli finchè sono nell'utero sti maledetti frociazzi. Neri, donne e omosessuali dunque le vittime dell'americano. Oggi Watson ha 79 anni, e se si dimostrerà longevo come la compagna di Nobel Montalcini, avrà davanti a sè ancora molti anni per sparare a zero su musulmani o cinesi eccetera eccetera. Cos'hanno che non va musulmani o cinesi? Io non lo so, non sono mica un Premio Nobel. Ce lo dirà lui, per lui la risposta sarà facile. Anzi, elementare, Watson.
Vi sarà capitato di vedere quei genitori che iscrivono i propri figli in qualche squadra con la morbosa speranza che un giorno diventino "qualcuno". Sono quelli che si presentano alla stadio belli eleganti e che passano tutta la partita ad insultare mamma, nonna e sorella dell'arbitro davanti alle orecchie di giocatori formato mini. Sono quelli che, se il proprio frugoletto non è autore di una prestazione da applausi, si precipitano fuori dallo spogliatoio pronti al cazziatone post-doccia che proseguirà durante il ritorno a casa. Sono quelli che fanculo lo stare insieme, il divertimento e compagnia bella, e viva un possibile contratto con qualche bello zeretto. Sono quelli che, quando ci capita di scovarli, ci fanno scuotere sconsolati la testa. Ma c'è chi non si accontenta, chi decide di fare le cose in grande, chi ci farebbe scuotere non solo il capo, ma ogni parte del corpo. C'è ed è in Cina. A nord di Shanghai, precisamente. L'esaltato di turno è il padre del piccolo Yank Kaiwang, otto anni, che per il figlio non ha pensato all'erba dei campi da calcio o al parquet di quelli di basket, bensì all'asfalto delle piste da corsa. Un sogno molto ambizioso quello di poter vedere un giorno il proprio ragazzo sfrecciare sui circuiti di Formula 1. Un sogno che nasce dalla grande passione che il papà ha sempre avuto per i motori. Nulla di male, ci mancherebbe, ad indirizzare il proprio figlio verso una strada che potrebbe rivelarsi quella giusta anche per il diretto interessato. Il problema sorge quando si eccede un po' troppo. Eccedere significa infilare il proprio figlio in una mini auto prima ancora che questo abbia mosso il primo passo. Eccedere significa consentire al proprio figlio di girare per il quartiere a bordo della sua automobilina dall'età di quattro anni. Possibile che la polizia non lo abbia beccato? Certo che lo ha fatto, ma Yank, a detta dei genitori, è l'idolo locale, quindi i poliziotti chiudono un occhio senza problemi. Per consentire al figlio di correre sui go-kart, il signor Kaiwang ha speso sino ad oggi ben 50 mila euro, ed è disposto ad invesirne 500 mila. La mancanza di limiti ai suoi desideri è quindi data anche dal proprio portafoglio, se si considera che soltanto il casco e la tuta del giovane pilota hanno un prezzo pari allo stipendio annuo di un lavoratore cinese medio. D'altronde se uno i soldi li ha, che male c'è a sborsarli? Nessuno, se sono spesi per la felicità del bambino. Il problema è che la passione per i bolidi l'ha sempre avuta il babbo, non il bimbo, ad insistere ad andare a correre in pista è il padre, non il bimbo. Forse Yank vorrebbe divertirsi come fanno i suoi coetanei meni abbienti. Forse vorrebbe vivere come fanno gli altri bambini della sua età, cioè a casa propria con mamma e papà. Ed invece il ragazzino durante la settimana è scaricato in un'altra casa dove viene accudito da una coppia affittata dai genitori, troppo indaffarati dal lavoro per curare il loro pilotino con gli occhi a mandorla.
Maurizio Pusceddu, cameriere sardo residente in Germania, convinto che la propria compagna lo tradisse, ha violentato la ragazza per tre settimane. Botte, manette, sigarette accese sulle parti intime, aceto sulle ferite, rasatura dei capelli, sesso a tre ed altri gravi maltrattamenti. Aspettate a giudicare questo ragazzo 29enne uno schifoso pazzo criminale. Il giovane ha infatti un'attenuante. No, non si tratta della "classica" infermità mentale. L'attenuante consiste nel fatto che Pusceddu è sardo. Come che cosa c'entra? C'entra eccome! Almeno secondo il barone von Hammerstein, che oltre un anno fa firmò la sentenza relativa a questo accaduto. Tale sentenza, tradotta in italiano solo da pochi giorni, recita: "è un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusa, ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante". Quindi il tribunale tedesco gli ha ridotto la pena poichè, oltre ad altre attenuanti non poco discutibili ("come cittadino italiano che deve vivere separato dalla sua famiglia e dalla sua cerchia di amici in patria, è particolarmente sensibile alla reclusione; i reati sono stati un efflusso di un esagerato pensiero di gelosia dell'imputato"), il giovane è cagliaritano. Una sentenza pazzesca che, sebbene sia valsa uno sconto di pena al proprio assistito, ha fatto ovviamente (e paradossalmente) gridare allo scandalo anche l'avvocato di Pusceddu. Chissà il giudice tedesco, ora in pensione, che ha parlato di "particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato", che visione avrà mai della Sardegna. Evidentemente quella di una terra dove donne e pecore sono messe sullo stesso piano, e dove gli uomini sono legittimati a trattare come spazzatura le compagne. Come mai abbia dei pregiudizi sull'isola italiana è un mistero. Va detto che la ragazza stuprata è lituana; forse il giudice riteneva, anche se non è scritto nella sentenza, che le donne lituane siano più propense ad essere brutalizzate rispetto alle sue connazionali. La verità è che non bisogna indignarsi innanzi alle idee di von Hammerstein. Infatti il giudice è tedesco, e tutti sanno quello che i tedeschi hanno combinato negli anni Quaranta del secolo scorso spinti da motivi razziali. Nel valutare il razzismo del giudice, quindi, non dobbiamo dimenticare le sue "particolari impronte culturali ed etniche".
Che gente gli italiani! Sempre pronti a pensar male, sempre pronti a ripetere "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio", sempre convinti che "ci sia per forza qualcosa dietro". Il festival delle frasi fatte lo vince "a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina", aforisma targato Giulio Belzebù Andreotti. E un popolo così malfidente, come poteva reagire innanzi al caso De Magistris se non con universitari incazzati, con petizioni su petizioni online, con quel comunista di Santoro che fa innervosire la casta? Il fatto è che il pm di Catanzaro Luigi De Magistris stava indagando su di un gruppo di potere che gestirebbe soldi pubblici, e che tra gli indagati ci sono anche pezzi grossi quali Prodi e Mastella. E il fatto è che proprio il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha richiesto con urgenza il trasferimento d'ufficio del magistrato. Ora, come fa l'italica gente a non diffidare e a non insospettirsi che dietro all'iniziativa di Mastella ci sia la volontà di ostacoloare la giustizia? Il ministro ha definito la sua richiesta "un atto dovuto stando a quanto gli è stato riferito dagli ispettori". Ha parlato grave inadempienza procedurale, di violazione del segreto di stampa, di tardiva iscrizione di due sospetti al registro degli indagati, di aver diffuso sospetti immotivati sui colleghi della procura e sui suoi superiori. Nonostante tutto, buona parte del Bel Paese "sta" con De Magistris. Il pm ha ricevuto numerose dimostrazioni di solidarietà, tra piazze e internet. Forse perchè la lontana idea, la remota ipotesi, il minimo dubbio che il mondo politico gestisca a suo piacimento i magistrati e rifili calci nel culo a chi rischia di far saltar fuori le loro magagne, ci dà il voltastomaco. Forse perchè sentire un magistrato che dichiara di aver ricevuto pressioni ed intimidazioni dagli ambienti isituzionali, non ci fa stare troppo tranquilli. Forse perchè aver visto ieri la gente di Potenza e Catanzaro schierata con estrema convinzione dalla parte di De Magistris, non può non condizionarci. Perchè è lì che quando si parla di mafia non si pensa solo alle morti di Borsellino e a Falcone, ma anche di quelle dell'amico, del papà, del marito. Senza forse. E allora sarà perchè solo il sospetto che Mastella stia agendo per salvarsi il culo ci fa troppo innervosire, che è inevitabile "simpatizzare" per il pm di Catanzaro.E "simpatizzare" significa augurarsi che De Magistris resti al suo posto e porti a termine il proprio lavoro, il proprio dovere. Sarà perchè la paura di avere una classe politica libera di commettere reati sui quali non si potrà fare chiarezza non ci va bene, che i ragazzi vanno in piazza al grido di "trasferiteci tutti". Sarà per tutti questi motivi che in molto hanni firmato una petizione per De Magistris. La petizione è questa qui. Manco a dirlo è promossa da Beppe Grillo. Sarà per questo che quando il comico decide di dispendiare un po' di vaffanculo ai nostri parlamentari, sono in pochi a difendere i politici, ed in molti ad alzare il medio.
Andiamo avanti facendo un passo indietro. Potrebbe essere questo lo slogan della scuola italiana dopo il ritorno al passato voluto da Giuseppe Fioroni. Il ministro della Pubblica istruzione ha firmato un decreto che, in pratica, riporta in vigore gli esami di riparazione. Gli studenti (non bocciati) che a giugno avranno una o più insufficienze in pagella non saranno più ammessi all'anno successivo con i cosiddetti "debiti formativi", come accaduto negli ultimi 12 anni. Questi studenti dovranno invece dimostrare di aver recuperato le proprie lacune a settembre, quando si terranno gli esami. In Italia il 41% dei ragazzi presentano in pagella almeno una insufficienza. Di questi, solo uno su quattro salda i debiti l'anno successivo, gli altri proseguono il proprio iter scolastico senza aver recuperato. E' soprattutto questo dato ad aver allarmato Fioroni, che ha deciso quindi di reintrodurre l'esame di settembre. Con questo metodo vi è però la possibilità che uno studente che presenti una media invidiabile, ma che nonostante ciò abbia una materia insufficiente, fallendo l'esame di riparazione venga bocciato. Non è così raro trovare ragazzi che nelle materie umanistiche alternino solo 8 e 9, ma che proprio non riescano ad evitare il 5 in matematica. Fino allo scorso avrebbero ricevuto una pagella invidiabile, caratterizzata da una media lodevole, macchiata da un'unica, sgradevole, nota stonata. Da quest'anno invece anche questi "secchini incompleti" rischiano grosso, al pari dei compagni più sfaticati. L'intento del ministro di ottenere una scuola più seria e rigorosa è lodevole. Ma la possibilità di lasciare sul campo studenti che non meritano la bocciatura appare notevole. Stando alle cifre, il sistema dei debiti formativi non funziona. Ma anzichè questa rivoluzione fioroniana, forse sarebbe stato opportuno modificare il metodo da anni in uso. Ad esempio, gli studenti che durante l'anno non avranno saldato, dopo almeno tre tentativi (come avveniva sino a ieri), il proprio debito formativo ottenuto l'anno precedente, anzichè accedere senza problemi alla classe successiva, saranno bocciati. Non sarà certo questo il sistema migliore, ma sicuramente consente agli studenti di non giocarsi tutto in un'unica occasione, mettendoli anche meno sotto pressione. Studenti che, manco a dirlo, sono contrari a questo cambiamento. In particolare l'Unione degli studenti si dichiara giustamente esterrefatta di "aver trovato questa notizia sul sito del ministero senza essere stati prima consultati". Lamentela decisamente condivisibile, anche perchè il decreto sarà valido già a partire dall'anno scolastico in corso. Forse, al di là di queste critiche dei diretti interessati, il metodo severo di Fioroni riuscirà a migliorare la nostra scuola, di recente bocciata dalla Ue. Anche se l'idea di migliaia di ragazzi che passeranno l'estate sui libri carichi di preoccupazione in attesa dell'esame in stile "o la va, o la spacca", mette un po' di tristezza ad un ragazzo che al liceo non è mai stato un asino, ma nemmeno un secchionissimo. Come invece era Fioroni.
In America esistono bambini poveri e bambini poverissimi. Quelli poverissimi beneficiano di un programma pubblico nazionale che aiuta le loro famiglie. Quelli poveri potrebbero godere di un piano analogo. Potrebbero, ma oggi non possono, domani potrebbero, ma forse non potranno. Sebbene infatti il Senato abbia approvato l'assistenza medica per questi bimbi, c'è chi si oppone al provvedimento. Questo "chi" ha un nome, una lettera puntata ed un cognome: George W. Bush. Per annullare il veto annunciato dal presidente, è necessario il parere della Camera dei Rappresentanti, dove però pare mancherebbero 25 voti. Con il suo "no", Bush impedisce ad oltre 4 milioni di american children di avere cure gratis. Georgedabbliu si giustifica affermando che tale iniziativa porterebbe milioni di famiglie che sino ad oggi si sono garantite una polizza privata, a gravare sulla sanità pubblica. Ma uno studio dell'Urban Institute lo smentisce, sostenendo che l'80% delle famiglie che riceverebbero questo fondamentale aiuto economico, non è assolutamente in grado di permettersi l'assistenza privata. Per questo, le sollecitazione volte ad aprire il cuore ed il portafoglio di Bush arrivano da tutte le parti: democratici, senatori repubblicani, opinione pubblica ed industria farmaceutica. Ma il mondo intero ha gli occhi puntati sul presidente degli U.S.A. anche per un'altra ragione. Ieri infatti si è tenuto a New York un incontro per discutere della moratoria della pena di morte. Gli Stati Uniti sono uno dei paesi che guidano il fronte del no, nonchè uno dei 6 stati nei quali si sono concentrate le esecuzioni nel 2006. La speranza di Massimo D'Alema, uno dei promotori dell'assemblea di ieri, è che gli U.S.A. compiano lo storico passo di rendere disoccupati i loro boia. E' una speranza che accumuna milioni e milioni di person. Il tempo ci dirà se gli ultimi mesi di mandato ci mostreranno un Bush più umano. Il titolare della farnesina ha dichiarato che per l'abolizione della pena capitale si apre una battaglia che non si preannuncia facile. Nel frattempo, c'è da augurarsi che Bush rinunci ad oppore il veto sulle cure ai bimbi poveri. Se non sarà così, oltre 4 milioni di bambini non potranno avere l'assistenza medica.
Note: this is a new kind of online protest that uses blogs to spread a petition globally. To participate, just add your blog by following the instructions in this blog post.
Pensi all'America e cosa ti viene in mente? L'American Dream, la Grande mela, le stelle di Holliwood, la Statua della Libertà ed il ponte di Brooklyn, la borsa di Wall Street, la fusione di culture diverse, i musical di Broadway, i grandi campioni dello sport... Ma oltre a questi ed altri elementi che ci fanno sognare ad occhi aperti, c'è un'altra caratteristica che riguarda il Nuovo continente, o meglio, la sua popolazione. Provate a chiedere ad un vostro amico che ha trascorso le vacanze a New York, quali differenze vi siano tra i nostri connazionali che passeggiano per Milano o Roma, e gli americani che occupano i marciapiedi della Grande mela. La differenza più eclatante non può che essere il numero di taglia, con gli americani che "godono" di qualche X in più. Sono proprio loro il popolo più obeso del pianeta: il 31% degli americani soffre di questa malattia, e ben il 65% è sovrappeso. Il problema va ben oltre all'ambito estetico: l'obesità porta con sè disfunzioni cardiocircolatorie e problemi alle articolazioni; il numero dei diabetici è in aumento, i bambini che soffrono di pressione alta sono 2 milioni. L'obesità interessa in maniera particolarmente preoccupante i ragazzi più giovani, tanto che in America sta maturando il timore di allevare una generazione che vivrà meno a lungo delle precedenti. Ogni anno vi sono circa 300 mila morti premature dovute all'obesità. La malattia costringe poi l'America a sborsare 117 miliardi di dollari in cure, cifra inferiore rispetto a quanto non investa nella causa principale dell'obesità: il fast food. Con i loro prezzi convenienti ed i loro menu invitanti con sorpresa annessa, McDonald's, Burger King e compagnia bella attirano migliaia e migliaia di ragazzi e bambini che rischiano di rovinarsi la vita alla soglia dei vent'anni. Per questo motivo, l'America ha finalmente deciso di intervenire: numerose città hanno vietato l'apertura di nuovi fast food e a Los Angeles south i pasti proposti dai ristotanti veloci devono necessariamente essere a basso contenuto calorico ed accompagnati da frutta e verdura. L'indice puntato contro, ha portato le diverse catene a ridurre le porzioni, ad introdurre nei menu insalate, ortaggi, macedonie e succhi, ed a limitare le dosi di sali, zuccheri e salse. In 7000 scuole elementari viene insegnato ai giovani studenti come mangiare sano, ed anche numerose università hanno adottato un programma attento alla salute dei ragazzi, invitandoli ad un minore rimbambimento davanti al televisore, in favore di più esercizio fisico. David Ludwig, primario della clinica pediatrica di Boston, guarda con ammirazione l'alimentazione di casa nostra. Lo slow food all'italiana, caratterizzato da cibi sani preparati da mamma e papà, non è paragonabile all'ammasso di hamburger e patatine che i guys americani ingurgitano con troppa frequenza. Non a caso i livelli di obesità dell'Italia, non sono paragonabili a quelli d'oltreoceano. E' opportuno che il grande continente faccia propri gli usi e costumi culinari del piccolo Stivale. Ed è opportuno che lo faccia alla svelta.
Un'immagine può essere più significativa di mille parole. L'effetto suscitato da una fotografia può essere più devastante di quello provocato da centinaia di nozioni. E nella settimana della moda, niente può porre l'attenzione sul problema dell'anoressia con maggior forza rispetto alla foto che vedete qui sopra. Una giovane ragazza che mostra sul proprio corpo nudo la violenza di questa malattia. Un'immagine che colpisce, rattrista, sconvolge. L'autore dello scatto è il fotografo Oliviero Toscani. Per denunciare quello che ha definito un "tema tabù per la moda", Toscani ha scelto di ricorrere al metodo più diretto ed allo stesso tempo più drammatico: mostrare quello che l'anoressia provoca realmente a coloro che ne sono affetti. Il soggetto della foto è Isabelle Caro, ragazza francese che soffre di anoressia da quando aveva 13 anni. Oggi Isabelle ha 27 anni, è alta 165 cm e pesa soltanto 31 chili. Ha accettato di farsi fotografare nella speranza che molti giovani si rendano davvero conto dei pericoli di questa malattia, rimanendo colpiti dal suo corpo. Corpo che la ragazza ha definito "ripugnante". Come sempre, quando spuntano campagne così "forti", i pareri a riguardo sono discordanti. C'è chi apprezza il lavoro di Toscani, come gli stilisti Dolce e Gabbana e Giorgio Armani, e il ministro della Salute Livia Turco, e chi invece giudica inopportune le modalità di realizzazione, come l'Alba (Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e l'obesità) o l'Associazione italiana disturbi dell'alimentazione e del peso. Senza dubbio la scelta del fotografo non può lasciare indifferenti. L'anoressia è un cancro tremendo della nostra società, e non solo del mondo della moda, che interessa, insieme alla bulimia, oltre 2 milioni di persone. Conoscere questo dato può non attirare l'attenzione di un lettore poco attento, ma è certo che chiunque si troverà davanti agli occhi la fotografia di Toscani, ne rimarrà shoccato. Perchè le parole, le nozioni, i dati possono non colpire. Ma chi può alzare le spalle davanti allo sguardo di questa ragazza?
Un matrimonio che finisce male come tanti altri. "Lui" che confessa di avere una relazione con un'altra donna, e tanti saluti a moglie e figli. Quando il "lui" in questione è un personaggio noto, lo scandalo è inevitabile. E scandalo è stato a Los Angeles dove il sindaco, Antonio Villaraigosa, si è separato dalla moglie dopo un'unione durata vent'anni. E' stato lo stesso Villaraigosa a comunicare la notizia ai giornalisti. Ed ovviamente ne hanno parlato tutti i telegiornali del posto. Tra i mezzobusto incaricati di dare la notizia, anche Mirthala Salinas, anchorwoman di Telemundo Channel 52, una rete in lingua spagnola. La giornalista ha annunciato in apertura che le voci riguardanti la separazione del sindaco sono state confermate. Ed ha proseguito con il telegiornale. Salinas però ha peccato di mancanza di completezza di informazione. Infatti la giornalista ha tralasciato un "dettaglio trascurabile", ossia che la causa del divorzio del sindaco è una relazione con un'altra donna: lei.
Sabato otto settembre 2007 sarà il V-Day, dove la "V" sta per "Vaffanculo". L'evento è promosso da Beppe Grillo, il quale, stancatosi dei nostri politici blindati nei palazzi, ha deciso di organizzare questa giornata di "informazione e di partecipazione popolare". Quel giorno Beppe lancerà un'iniziativa di legge popolare che, come si legge sul suo blog, si basa su tre punti: Avete presente Yeah, la canzone di Usher? Ecco, in questo video ne è proposta una versione un po'... particolare. Guardate cosa è in grado di fare questo ragazzone francese solo con l'uso della bocca. (Ringrazio GhibellinFuggiasco per la segnalazione).
Il Gran Premio di Francia consegna agli appassionati una importante notizia: la Ferrari non è morta. O forse lo era, ma ora pare resuscitata. Dopo gare e gare di bastonate ad opera delle McLaren, Raikkonen e Massa firmano la loro prima doppietta, in una domenica che lancia la rossa in una rincorsa dura, durissima, ma che dopo oggi appare meno impossibile. Dopo un letargo che pareva infinito, finalmente si è visto un grande Raikkonen, che dopo una serie di partenze al rallentatore, brucia Hamilton al via. Da lì in poi il finlandese, con la vettura leggermente più pesante del compagno, non deve fare altro che stare vicino a Massa, sperando in un sorpasso al pit stop. E così sarà: dopo la seconda sosta Kimi passa al comando e ci resterà fino alla check flag. Dietro di lui Massa, che se la prende con il traffico, ed Hamilton, ancora una volta, l'ottava consecutiva, sul podio: è record per un esordiente. Alonso è lontano, lontanissimo, perso a lottare come un dannato fra piloti e macchine di rango inferiore, furiosamente impegnato in una rimonta in una gara segnata dal problema al cambio del sabato. Chiuderà settimo, ancora una volta battuto dal compagno di team, e questa volta anche dalle due Ferrari. Le squadre ora si affrettano a fare i bagagli, perchè domenica prossima è già tempo di tornare a combattere, in una terra inglese divisa fra la sfida finale di altri eroi armati di racchetta, e soprattutto tormentata dal terrore che le recenti autobomba hanno creato. La scuderia di Maranello atterrerà in Gran Bretagna con la consapevolezza che i favoriti per il titolo vestono ancora d'argento. I punti di vantaggio degli inglesi sono ancora tantissimi e a Silvestrone la sfiga difficilmente priverà Alonso delle prime posizioni. La Ferrari ha i piedi ben ancorati per terra; in particolare Raikkonen non è tipo che si entusiasmi facilmente. Che vinca o che si ritiri, il finnico mostra sempre la stessa, imperturbabile espressione da cane bastonato. Guardandolo sul gradino più alto del podio, o sentendolo parlare in conferenza stampa, a volte viene il dubbio che si stia per addormentare. I tempi delle vittorie di Schumi condite da festeggiamenti,abbracci, salti e innaffiamenti di champagne sul podio, sono lontani. Oggi quando Kimi vince (non spesso, in verità), gli affezionati della rossa possono beneficiare esclusivamente di musi lunghi. E c'era chi disprezzava l'ottovoltecampionedelmondodiolobenedica Schumacher, perchè non parlava italiano...
Sul retro del suo libro Tutto il Grillo che conta, Beppe Grillo scrive: " Da giovane ho fatto una pubblicità, ma poi ho capito alcune cose sulla pubblicità. Qualche anno dopo ho cominciato a prendermela coi politici perché le cose non andavano bene, ma poi ho capito alcune cose sulla politica, che è controllata dall'economia. Qualche anno fa ho cominciato uno spettacolo prendendo a mazzate un computer, ma ora ho capito alcune cose su internet, che è la nostra unica difesa". Ed ecco la pubblicità fatta da Beppe vent'anni fa.
Il venerdì è il giorno dedicato alla poesia. Pablo Neruda disse che "la poesia è un atto di pace. La pace costituisce il poeta come la farina il pane". E allora, cominciamo proprio con lui...Un po' di musica! Questo lunedì i protagonisti del video sono Bruce Springsteen e Sting, impegnati in un grande duetto. La canzone è The river, uno dei brani più belli del Boss.
"Gli appuntamenti di giugno sulla carta sono favorevoli alla Ferrari: Canada e Stati Uniti. E' assolutamente necessario che il Cavallino recuperi punti pesanti in queste due prove. Se invece alle otto e mezza della sera del 17 giugno sarà ancora l'argento a brillare, allora vorrà dire che la lotta al titolo a quel punto avrà una grande, grandissima favorita".
Comunicato stampa di Emergency:
Rahmatullah Hanefi è ancora prigioniero. Oltre a continuare la raccolta di firme ad opera de La Repubblica per chiedere la sua liberazione, alla quale vi avevo già invitato a partecipare, personaggi del mondo della cultura e dell'informazione hanno sottoscritto una lettera. Questa è stata inviata giovedì 31 maggio al Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, al Presidente del consiglio, Romano Prodi, e al Ministro degli esteri, Massimo D'Alema. Ecco il testo dell'appello che potete trovare sul sito di Emergency:
Immaginiamo che una professoressa delle medie affidi ad uno studente dellla propria classe il compito di stendere una realzione su Cristoforo Colombo. Il ragazzino del terzo millennio cosa fa? Cerca la voce "Cristoforo Colombo" su internet affidandosi alla solita, cara ed affidabile Wikipedia. Copia, incolla, ed il lavoro è fatto. Immaginiamo però che alla nostra proffa la relazione non piaccia molto. Anzi, che non piaccia per niente. Non sufficiente e mega-sgridata per l'alunno. Come mai? Leggiamo l'inizio del "capolavoro": "Cristoforo Colombo nasce a New York nel 1401. Da piccolo venne deportato in Italia da una piccola tribù di indiani locali poiché aveva tirato un vaso di cacca in faccia al capo tribù". Come?! La ragione del votaccio del nostro ragazzo? Semplice: lo studente credeva di aver consultato la "solita" Wikipedia, ma in realtà, nonostante lo stile e la struttura, il sito da cui ha tratto le informazioni è Nonciclopedia. Effettivamente, al di là dell'esempio poco verosimile, molti non sanno dell'esistenza di questo sito che, come la "Wiki", è un'enciclopedia online, disponibile in varie lingue e modificabile da chiunque. Il problema è che questa enciclopedia non è altro che una parodia di Wikipedia, ricca di satira ed irrazionalità. Nonciclopedia, nata nel 2006, conta oltre 2800 articoli in "itagliano". Secondo gli autori, l'amministratore del sito è Chuck Norris, al quale è dedicato ampio spazio. Questa non-enciclopedia funziona esattamente come Wikipedia, ma i toni sono "un po'" diversi. Ad esempio di Mussolini si afferma che "purtroppo tutta la sua infinita intelligenza risiedeva nel suo organo riproduttivo. Tolto quello, addio intelletto. Ora vive in un isola deserta con Elvis Presley, Hitler (suo compagno di giochi d'infanzia), Moana Pozzi e Jimi Hendrix". Del presidente del consiglio Prodi si dice invece che sia "nato a Rakata, ai piedi del monte Krakatoa, il 27 agosto 1864, nel pieno del tristemente famoso crash Internet, è l'ottantaduesimo dei sei figli di Ronald Mc Donalds e di cettina suino". Insomma, una è un'enciclopedia on line seria ed utilissima. L'altra è una divertente non-enciclopedia. L'importante è saper usare sempre quella giusta, al momento giusto.
Ieri i lettori di questo blog hanno fatto una bella ricarica di ottimismo grazie al post dedicato alle notizie positive sul fronte abolizione pena di morte. O almeno lo spero. Oggi purtroppo non sarà così. Quella di ieri era la Giornata Internazionale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Spesso accade che ricorrenze di questo tipo diventino anche l'occasione per "dare i numeri". E i numeri che riguardano i bambini lavoratori sono pessimi. Nel mondo si stimano oltre 200 milioni di minori lavoratori, più della metà impegnati in occupazioni pericolose. Asia, Africa e Sud America i paesi dove il problema è più grave. Ma anche l'Italia non scherza. Anzi: nel Bel Paese, come in altri stati ricchi, i bambini che lavorano sono diverse centinaia di migliaia. I più "fortunati" si impegnano per aiutare le loro povere famiglie. Ad altri va molto peggio, diventano dei veri e propri schiavi che tra prostituzione ed attività illegali crescono nel modo più terribile possibile. Immigrati che cercano fortuna nella ricca Europa, ma che trovano soltanto questa schifosa schiavitù. L'Unicef dice che sono ben sei milioni sparsi per tutto il mondo, compreso il nostro paese. Alla base del lavoro minorile c'è in particolare la mancanza di istruzione e, ovviamente, la povertà. Li vediamo quasi tutti i giorni questi ragazzini che vogliono lavarci il vetro dell'auto o che suonano il violino sulla metro per qualche moneta. Molti bambini agiscono nell'ambito agricolo (settore pericoloso, soprattutto per via dei pesticidi), e proprio a questa categoria è stata dedicata la Giornata Internazionale contro questo fenomeno di ieri. La Fao e diverse associazioni agricole studieranno programmi per sensibilizzare l'opinione pubblica a riguardo e soprattutto per combattere questo drammatico fenomeno. Noi, colpiti ed impotenti, non possiamo che sperare di cuore che ci riescano. Perchè pensare a così tanti bambini che anzichè crescere con soldatini, videogiochi o pupazzi, "giocano" con picconi e pale, fa davvero davvero male.
Il Ruanda esce dall’elenco dei paesi che ricorrono ancora alla pena capitale. Il parlamento dello stato africano ha deciso sabato scorso di abolire l’utilizzo della pena di morte. La notizia ha riempito di soddisfazione Sergio D'Elia ed Elisabetta Zamparutti, due dirigenti di Nessuno Tocchi Caino, lega internazionale che lotta contro le esecuzioni capitali dal 1993. In un comunicato, i due hanno sottolineato come la decisione presa dal Ruanda assuma un significato politico e simbolico potentissimo “perché avviene in un paese che nella sua storia recente ha conosciuto le più gravi violazioni al diritto umanitario internazionale: genocidi, mutilazioni e stupri di massa, esecuzioni sommarie, deportazioni”. Nonostante tutti questi crimini atroci, il Ruanda ha deciso che chi dovrà pagare come sacrosanto pagherà, ma non con la vita. E’ un atto di civiltà importantissimo che permette a Nessuno Tocchi Caino di continuare la propria battaglia con ancor più convinzione di raggiungere l’obiettivo: la moratoria universale delle esecuzioni capitali. L’associazione chiede a proposito che il governo depositi subito la Risoluzione pro moratoria alla Assemblea Generale dell’Onu in corso. La scelta storica del Ruanda, unita al fatto che il 58% dei cittadini americani sono favorevoli a questa moratoria, consente di essere ottimisti. E allora vi invito, come ho già fatto nel post del 10 febbraio NO alla pena di morte, ad andare su http://www.nessunotocchicaino.it/ e sottoscrivere subito l’appello al governo italiano. Dal sito si chiede a tutti “di sostenere in queste ore l'obiettivo che potrebbe regalare al mondo una conquista storica, umana e civile”. Volete forse non collaborare a quello che sarebbe uno dei trionfi più importanti della nostra storia?Avete presente quelle volte in cui raccontate una barzelletta e non ride nessuno? Ma proprio proprio nessuno?Quelle volte in cui cominciate a raccontarla belli sorridenti pregustando già le risate del vostro pubblico, per poi ritrovarvi imbarazzati e muti? Ecco, questa è una di quelle volte. Protagonista un gran barzellettiere in serata no.
Alla faccia dell'esordiente, alla faccia della pista sconosciuta, alla faccia del compagno bi-titolato, Lewis Hamilton vince il Gran Premio del Canada. In una gara caratterizzata da incidenti, errori, Safety car e squalifiche, l'anglocaraibico non commette neanche una sbavatura e domina dal via alla bandiera a scacchi. La trasferta canadese si chiude con un Hamilton che sul primo podio alto della breve carriera sfoggia un sorriso ancor più lucente del solito, mentre il compagno Alonso chiude con il morale "più nero" di Lewis. Troppi, troppi errori per lo spagnolo. A cominciare dalla partenza quando, forse nervoso a causa della pole ottenuta da Hamilton, arriva lungo alla prima staccata compromettendo subito la sua domenica. Ma non sarà l'unico errore di Fernando. Oltre ad un paio di scampagnate sull'erba di Montreal, a complicare non poco il suo G.P. ci si mette anche il team, che lo richiama ai box quando la Safety car è da poco uscita. Il nuovo regolamento lo vieta ed Alonso "si becca" dieci secondi di penalità. La rimonta del campione del mondo in carica è grintosa, fino all'errore commesso nell'attacco a Trulli che vanifica il suo sforzo. Nel finale arriva un ulteriore smacco: mentre Lewis vola verso il trionfo, Alonso viene clamorosamente sorpassato dalla Super Aguri di Sato che relega il pilota McLaren in settima posizione. Capitolo Ferrari. Un capitolo ancor "più nero" del morale di Alonso. Nero come la bandiera sventolata in faccia a Massa per essere uscito (come Fisichella) dalla pit line con il semaforo rosso. Un errore molto grave: grave perchè Felipe avrebbe dovuto guardare il semaforo e, essendo rosso, fermarsi, come insegnano a scuola guida. Grave perchè il team, seppur in un momento molto concitato, avrebbe dovuto avvisare Massa. A causa di questa squalifica il brasiliano perde la possibilità di portare a casa un sicuro podio. Per quanto riguarda Raikkonen, nei tifosi della rossa comincia a sorgere il dubbio che quello che guida la vettura numero 6 non sia il pilota che tanto bene aveva fatto in McLaren. Il finlandese pare proprio non avere feeling con la Ferrari: dopo il disastro di Montecarlo, conclude la gara con un deludentissimo quinto posto. Il divario di prestazioni tra frecce d'argento e rosse è ormai evidente, così come il distacco in classifica: Hamilton e Alonso sono rispettivamente a quota 48 e 40 punti, mentre Massa e Raikkonen seguono a soli 33 e 27 lunghezze. Nel mondiale costruttori la scuderia di Ron Dennis ha invece ben 28 punti di vantaggio sui rivali di Maranello. E meno male che il Canada era un circuito favorevole alla Ferrari. Domenica prossima, negli States, per la scuderia italiana si può già cominciare a parlare di ultima spiaggia. Un discorso a parte meritano gli incidenti di questo G.P. . Quella di Montreal è una bella pista, ma la mancanza di vie di fuga impone l'ingresso della Safety car ogni qualvolta un pilota vada a sbattere. E sfortunatamente questo rende lo "show" alquanto soporifero. Purtroppo non ci sono soluzioni a riguardo. Chiusura con il botto, nello specifico quello di Kubica (foto): tremendo, violentissimo, spaventoso. Ha davvero fatto temere il peggio. Ed invece solo tanta paura ed una probabile frattura ad un piede. Fortunatamente abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione dei progressi fatti in Formula 1 in questo senso. Sia lodata la sicurezza delle vetture. Sempre sia lodata.
Ecco un appello di EPolis, giornale gratuito distribuito in 15 città italiane:
Il G8 si è chiuso. Cala il sipario sul summit dei "magnifici otto" che, riunitisi a Heiligedamm, hanno discusso come ogni anno sulle questioni internazionali più importanti. L'esito dell'incontro non appare però pienamente soffisfacente. Il problema del surriscaldamento globale era, per definizione, uno dei temi più caldi della settimana. Innanzi ai ripetuti allarmi lanciati dagli scienziati di tutto il mondo,e considerati i rischi a cui la Terra potrebbe andare incontro, era comprensibile aspettarsi che il Gruppo degli otto prendesse decisioni chiare e ponesse dei limiti estremamente rigidi alle emissioni di anidride carbonica. Ed invece no. I capi di stato riconoscono la gravità del problema e si impegnano ad agire di conseguenza, ma di numeri e obiettivi non se ne parla. Tutti i paesi, eccetto U.S.A. e Russia, si sono detti d'accordo di ridurre della metà i gas serra entro il 2050 rispetto ai livelli attuali. I due "oppositori" prenderanno in considerazione la proposta, ma per ora non ci sono target e non ci sono limiti vincolanti, alla faccia dei vari allarmi che abbiamo sentito e che sentiremo ancora. Altro tasto dolente è quello del commercio internazionale. Semplicemente, sulla questione che ha chiuso il summit non sono stati trovati accordi. Le cose vanno un pochino ("molto pochino") meglio per quanto riguarda gli aiuti all'Africa. Gli otto paesi stanzieranno 60 miliardi di euro (di cui 30 saranno versati dai soli Stati Uniti), per combattere Aids, malaria e tubercolosi. Ma il programma stabilito non è per niente piaciuto a Bono e Bob Geldof, sempre attenti ai problemi del paese più povero del mondo. I due cantanti hanno sottolineato come non sia per nulla chiaro in che modo saranno stanziati questi aiuti, e su come sia altrettanto oscuro il testo del comunicato finale, dove il leader degli U2 ha riscontrato la mancanza di un linguaggio e di cifre verificabili. Negativo anche il parere dell'Oxfam e di altre associazioni, che lamentano la mancanza di chiarezza degli otto potenti e le promesse fatte in passato non ancora rispettate. Facendo un piccolo sforzo di ottimismo, si potrebbe indicare come un risultato positivo lo stemperamento della tensione tra Russia e Stati Uniti per quanto concerne lo scudo spaziale. Purtroppo però, io non sono mai stato un grande ottimista.
"L'Italia fa troppo poco". Bono Vox, leader degli U2, tira le orecchie a Prodi e compagni. Il cantante irlandese, intervistato da La Repubblica, definisce il nostro paese un "inadempiente seriale". Nonostante le promesse, il contributo dell'Italia per gli aiuti allo sviluppo dell'Africa è minimo, i versamenti per il Fondo Anti-Aids inesistenti. Le autorità italiane sostengono che dai calcoli del 2006, nell'ultimo biennio sono stati versati più soldi che in precedenza, ma Bono non è affatto d'accordo. Per quanto riguarda invece gli aiuti volti a combattere l'HIV, c'è poco da obiettare: la promessa di Padoa Schioppa di versare i denari per il Fondo Anti-Aids non è stata mantenuta. Già qualche settimana fa Bono, incontrando il presidente della Commissione europea Barroso, si era detto preoccupato del comportamento del nostro paese, che, insieme alla Francia, deve essere sollecitato a fare di più. Il cantante sostiene che se gli impegni non vengono rispettati "sfuma la fiducia della gente nel processo politico". Bono sottolinea che l'Italia è l'unico stato ad aver ridotto gli aiuti umanitari per l'Africa. E conclude dicendo: " un conto è infrangere una promessa con i propri cittadini, un altro è farlo con i più poveri del mondo; non è accettabile". In effetti no, non è davvero accettabile.Il rapporto di amore ed odio che intercorre fra il Trio Medusa e Vittorio Sgarbi è celeberrimo. In questo video ecco un "best of" che raccoglie alcuni, ma non certo tutti, degli incontri ravvicinati delle tre Iene con il critico-politico-polemista. (Se qualcuno trova fastidioso ascoltare un linguaggio molto volgare, non guardi questo filmato, arricchito da Sgarbi di preziosi francesismi).
Un colpo di scena con la "c" maiuscola. Il Big Donor Show, il reality olandese nel quale una malata terminale avrebbe dovuto donare un rene scegliendo fra tre dializzati, era tutto una montatura. O meglio, era un metodo estremo per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della donazione di organi. La presunta donatrice era in realtà un'attrice, ed i tre concorrenti, realmente bisognosi di un rene, avevano accettato di partecitare allo "scherzo". L'idea del finto reality show è venuta ai produttori Endemol per attirare l'attenzione di tutti su questo importante problema. Effettivamente, visto il clamore che un trapianto in diretta tv avrebbe suscitato, lo stratagemme avrebbe prevedibilemte scatenato polemiche e discussioni anche al di fuori dell'Olanda. E così è stato.E sebbene la burla possa essere giudicata di cattivo gusto, l'intento dei produttori è certamente nobile. Nel nostro continente il numero di donatori è bassissimo, mentre sono molto numerosi i bisognosi di trapianti (40 mila in tutta Europa). Molti di questi muoino con il loro nome ancora in lista d'attesa. Per questo motivo è nato Il Grande Donatore, versione nobile di Scherzi a Parte, andato in onda a cinque anni dalla morte del fondatore del network, scomparso dopo la vana attesa di un trapianto duranta ben sette anni. Le luci dello studio del falso reality si sono ormai spente. Grazie al programma, in molti sono venuti a conoscienza dell'attuale, negativissima situazione della donazione di organi. Nella speranza che il clamore suscitato serva a sensibilizzare gli spettatori di tutta l'Europa ed a cominciare a migliorare le cose. Mercoledì scorso concludevo il post scrivendo: "informare su questo problema è sicuramente fondamentale, ma farlo tramite una donna in punto di morte che sceglie tra tre malati il "più valido", non mi sembra certo il modo più corretto". Invece, informare tramite quello che si è rivelato un finto reality, forse è stata una grande idea.
Ci avevano provato ancora a boicottare la "fatidica" puntata di AnnoZero dedicata al documentario della Bbc sui preti pedofili. Durante il Consiglio di amministrazione di mercoledì, il Polo ha cercato di applicare una censura preventiva alla trasmissione di Santoro. Fortunatamente non c'è riuscito, e ieri sera la trasmissione è andata regolarmente in onda. Ed è stata una puntata nella quale non si è riscontrato nulla di oltraggioso, nè nulla di scandaloso. Santoro, prima di trasmetterlo, si è preoccupato più volte di sottolineare che il contenuto del documentario era pittosto forte, in modo tale che i genitori potessero regolarsi secondo coscienza con i propri figli. Finito il servizio, si è tenuto il dibattito. Mons. Fisichella ha potuto così chiarire alcuni punti salienti, precisando che la ormai celebre Crimen Sollicitationis non è un documento segreto e che soprattutto non è uno strumento della Chiesa per nascondere i preti pedofili. Come si usa fare in un paese democratico, libero e civile, Fisichella ha potuto parlare faccia a faccia con l'autore dell'inchiesta, Colm O'Gorman. I due hanno espresso le loro opinioni, scontrandosi, come era inevitabile. Ciò che voglio sottolineare non è quello che si è detto durante il dibattito, bensì che fortunatamente ci sia stato questo dibattito, sebbene fino all'ultimo "qualcuno" abbia tentato di impedirlo. L'intento di molti tra coloro che desideravano bloccare la trasmissione era di evitare che si infangasse l'immagine della Chiesa. Ebbene, se non avessero realizzato la puntata, gli italiani che avevano visto il documentario su internet o che avevano letto articoli a riguardo, probabilemente non avrebbero mai capito che una vittima che denuncia alle autorità civili un prete pedofilo, non incappa nella scomunica. Poichè in effetti, come è trasparso anche dalla trasmissione, questo punto non era chiaro. Mons. Fisichella ha potuto sanare i dubbi proprio grazie al dibattito. Grazie alla libertà d'informazione. Grazie alla democrazia. Alla facciazza di tutti i censuratori bigotti.
Dal Grande Fratello al Grande Donatore. Sempre di reality show si tratta, ed è sempre la Endemol a produrlo. Il Big Donor Show dovrebbe andare in onda in Olanda venerdì. Il format prevede che una donna 37enne malata terminale di cancro al cervello, scelga tra tre concorrenti bisognosi di un trapianto di rene, quello a cui donare il proprio organo. Il fine della trasmissione è quello di informare l'opinione pubblica olandese riguardo la questione della donazione di organi. In Olanda per poter ricevere un rene occorre attendere oltre quattro anni, e le vittime causate dalla mancanza di organi sono molto numerose. Per questo nasce il Big Donor Show, ma siamo sicuri che trasformare un problema così serio e drammatico in un reality sia la soluzione migliore? La donatrice sceglierà il vincitore del rene dopo aver parlato con i concorrenti e con i loro familiari. E i due esclusi? Come si sentiranno? Anche il pubblico potrà indicare la propria preferenza tramite SMS. E' normale che gli spettatori inviino messaggini per far sapere chi a loro parere merita un trapianto e chi no? Certamente grazie al programma la questione della donazione degli organi è ora alla ribalta prima ancora che questo vada in onda. Ma è vero anche che trasmettere le immagini di una donna che sta per morire che sceglie chi aiutare fra tre poveri concorrenti, significa vomitare sull'etica e sul buon gusto. Della stessa opinione è il Direttore dell'istituto per reni, che a differenza di altri che, scandalizzati, vorrebbero cancellare il programma, si dichiara felice, poichè si attira l'attenzione sull'argomento, ma storce il naso innanzi alle modalità. Sarebbe forse più opportuno sottolineare la carenza di organi da donare parlandone diffusamente durante i principali notiziari. Sarebbe forse meglio dedicare al problema programmi di approfondimento in prima serata. La "scandalosità" del reality certamente ha il vantaggio di attirare molto l'attenzione del pubblico; ma se proprio occore fare scandalo per interessare gli spettatori, si potrebbero mandare in onda testimonianze toccanti capaci di far riflettere gli ascoltatori sull'importantissima questione. Informare su questo problema è sicuramente fondamentale, ma farlo tramite una donna in punto di morte che sceglie tra tre malati il "più valido", non mi sembra certo il modo più corretto.